Blog/La stanza del Santo

Il gioiello di Ulriche

gennaio 2019

Un pensiero va’ in Germania, 25 anni fa, ad Ulriche; dopo un lavoro teatrale presentato appunto in Germania, non mi ricordo la città, però ricordo benissimo Ulriche, arriva in camerino questa donna, e con grande gentilezza aspetta che io sia uscita, e dopo essersi presentata, mi parla delle sue emozioni durante la visione del lavoro, mi dice delle cose così intense e precise, che a mia volta mi commuovo, perché mi da la consapevolezza di quello che la mia voce, “mia”? Può scatenare ad un un corpo sensibile e capace di abbandonarsi.
Ci scambiamo i contatti, dopo parecchi anni forse 20, si mette in contatto con me, dicendomi che verrà in Sicilia e che sarebbe felice di incontrarmi, io rispondo con grande piacere, e penso di invitarla a casa e preparare io stessa la cena, si presenta puntuale con il suo uomo, e assieme al mio uomo, passiamo una serata bellissima, gioiosa e intensa, solo come dei grandi amici sanno fare. Poi ci lasciamo e loro continuano il loro viaggio per la Sicilia.
Due anni dopo mi chiama il suo uomo al telefono, e facendosi riconoscere, mi dice che mi sta chiamando per conto di Ulriche, che adesso non c’è più… e che per rispettare le sue ultime volontà mi dovrà consegnare un gioiello che Ulriche ha voluto donarmi….
È inutile che vi dica cosa ho provato, al pensiero che questa Donna, che era un medico e assieme al marito medico e pilota, faceva soccorso alpino, abbia pensato a me alla mia voce “sua” ( mi baci con i baci della sua bocca)  prima di morire, mi ha lasciato senza parole, senza fiato, ho pensato che in questi casi non c’è nulla da pensare.
La telefonata continua dicendomi che non lo potrà spedire perché ha paura che si perda, e che a marzo sarebbe venuto in Sicilia un suo amico fidato, un pastore protestante, che personalmente mi consegnerà il gioiello.
È così, a marzo ricevo una telefonata dal pastore e mi dà appuntamento in un albergo in via Divisi a Palermo dove alloggiava e mi consegna il gioiello, il gioiello di Ulriche, il suo, il mio, il mio, il suo, la mia; la sua voce mi ha chiamato.

Pensare è chiamare.

Miriam Palma

La cappa asfissiante

“Io ho allattato, e conosco com’è tenero amare il bimbo che mi succhia. Ma mentre mi guardava sorridente/ avrei strappato il capezzolo dalle gengive nude/ e avrei fatto schizzare quel cervello/ se l’avessi giurato, come tu hai giurato.” Lady Macbeth in Atto I, scena III Macbeth

maggio 2019

Non è mia abitudine e trovo senza utilità esprimere quello che si pensa riguardo a tanti argomenti che popolano il web, dove tutti dicono la loro, senza il minimo interesse per un confronto, che possa essere arricchente e portare a una diversità di pensiero, per tendere verso un dialogo, prima in sordina con se stessi – creando quello che Hannah Arendt chiamava ed è stato chiamato fin dai primi filosofi una ‘attività di pensiero’ – e poi quindi con gli altri.
Adesso l’unica espressione che mi viene in mente è ‘vomitare’, si parla alla stessa maniera in cui si vomita, ma con un flusso contrario, dove le parole non vengono addentate, masticate, gustate e poi soffiate, ma appunto lanciate a getto.
Sì, perché solo quello che si è ruminato, digerito e assimilato, può essere nutrimento e flusso di energia.
Però su un argomento non posso tacere: il cosiddetto ‘politically correct’… Ma che significa? È la cosa più stupida che nell’intero corso della mia vita abbia mai sentito dire. Ho letto svariate iniziative in nome del ‘politically correct’, che vi invito ad approfondire, ma essendo un’artista e non un politico, tra queste ce n’è una per cui non ho più potuto zittirmi, secondo la quale alcuni versi di Shakespeare, le Metamorfosi di Ovidio ed altre celebri opere sono sottoposte al cosiddetto ‘bollino rosso’.
Ora dico, ma non è veramente troppo stupido tutto ciò?
Se fosse stata usata da sempre questo tipo di censura, personalità come Flaiano, Bene, Wilde e tante altre preziose menti argute, non ci avrebbero potuto lasciare le loro meravigliose argomentazioni e paradossi.
E… solo per sorridere, visto che mia madre è morta quando ero piccolina, a tutte le mia compagne di classe ed a tutti gli abitanti del mio paese si sarebbe dovuto vietare di pronunciare la parola “Mamma” per non turbare la mia sensibilità.

Miriam Palma

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